Riflessione sulla scrittura

In questi giorni sto leggendo il romanzo Arrangiati, Malinconico dell’autore napoletano Diego De Silva. Il libro contiene i tre volumi che parlano proprio del personaggio Malinconico: Non avevo capito niente, Mia suocera beve e Sono contrario alle emozioni. Nelle prime pagine di Mia suocera beve c’è una bellissima riflessione sulla scrittura che voglio condividere nel primo post del mio blog. Riassume con parole precise e adeguate ciò che, anche io, penso dello scrivere.

Volete sapere perché scrivo? Qual è la vera ragione, la più asciutta, quella proprio inoppugnabile al netto di ogni chiacchiera? Ve la dico: per avere il tempo di dare la risposta giusta. Il mio problema è che manco di prontezza. Ecco perché detesto i miei pensieri. Se invece di avvitarsi su tutto mi offrissero una valutazione sintetica delle cose che capitano, allora sì che riuscirei a rispondere a tono (e soprattutto a tema) nel momento in cui serve. La risposta che avrei dovuto dare mi viene sempre quando torno a casa. Precisamente, nell’atto d’infilare la chiave nella serratura del portone. È allora che mi compare davanti agli occhi, ma proprio come se la vedessi, una frase compatta, essenziale, musicale, d’impeccabile logica; che inibirebbe qualsiasi tentativo di replica. E a quel punto mi mangio i gomiti. Perché non posso certo alzare il telefono, chiamare la persona che ha vinto il match dialettico e dirle :《Ehi, comunque, a proposito della nostra discussione, vorrei aggiungere che…》
Non si può. Non vale.
Nella vita vera non posso cancellare, tornare indietro, ripensare a quello che ho detto, correggerlo. 
Allora scrivo.
Per prendermi la rivincita sulle parole.
Per raccontare come sarebbe andata se avessi scelto quelle giuste.

Diego De Silva – Arrangiati, Malinconico.